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Pinacoteca e lapidario

La pinacoteca ospita un’interessante collezione di dipinti su tavola e su tela ed affreschi che datano dal secolo XV al secolo XX. Si tratta per la maggior parte di opere di artisti bellunesi o chiamati a lavorare nel Bellunese.

La pinacoteca ospita un’interessante collezione di dipinti su tavola e su tela e affreschi che datano dal secolo XV al secolo XX. Si tratta per la maggior parte di opere di artisti bellunesi o chiamati a lavorare nel Bellunese.
Al primo piano nella “Sala della Caminata” sono esposti i dipinti ad affresco – frammentari – che Jacopo da Montagnana e Pomponio Amalteo eseguirono tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento per il Palazzo della Caminata, sede della Comunità di Cividàl di Belluno, situata nella piazza principale, odierna Piazza Duomo, integralmente ristrutturato e adattato a sede del Tribunale provinciale, durante i primi decenni dell’Ottocento dall’ing. Santi dell’Imperial regia Direzione delle pubbliche costruzioni.

Proseguendo in questo piano sono esposte  sei importanti opere di Sebastiano Ricci che appartengono alle collezioni civiche: la grande tela raffigurante la Caduta di Fetonte.

Il salottino, tuttora esistente e rivestito di preziosi stucchi ad altorilievo, comprendeva anche altre opere di Sebastiano: quattro tele ovali, ora disperse, con figurati Apollo e DafnePan e Siringa e amorini; e, ancora in loco, quattro monocromi violetti realizzati ad olio su muro con Diana e AtteoneApollo e Marsia, La battaglia tra Lapiti e Centauri e un Baccanale. Le opere vennero probabilmente commissionate al pittore in occasione della nomina di Pietro Fulcis (1702) a “cavaliere non professo” nell’ordine di Malta, ordine il cui emblema compare ancora nella decorazione a stucco superstite.

Nella sala museale sono esposti anche altri tre dipinti del ciclo di palazzo Fulcis sempre di Sebastiano Ricci Ercole al bivio, Ercole e Onfale e Giobbe schernito, mentre il frammento dell’affresco la testa della Samaritana si trova nella sala di accesso, unica testimonianza superstite dell’altrimenti perduto ciclo ad affresco che decorava il salone di Villa Belvedere a Belluno, di cui si conserva la lettura ottocentesca di Osvaldo Monti (1819-1904).

Al secondo piano, la “Sala tavole” è occupata dai lavori dei bellunesi Simone da Cusighe, Matteo Cesa, Giovanni da Mel e Cesare Vecellio; vi sono inoltre due splendide Madonne con Bambino del vicentino Bartolomeo Montagna.

La Pinacoteca Giampiccoli

  • Insieme alla raccolta di Tomaso Antonio Catullo e ai bronzi della collezione di Florio Miari, il nucleo di dipinti che il medico bellunese Antonio Giampiccoli donò alla città nel 1872 costituisce il fondo più antico su cui è sorto il museo.

Simone da Cusighe

  • La storia dell'arte bellunese ha idealmente inizio con Simone da Cusighe. La sola opera databile sicuramente di questo maestro è un polittico oggi al museo della Cà d'oro (Venezia) un tempo sull'altare maggiore della chiesa di Col di Salce.

La Caminata

  • Il 5 aprile 1476 Lorenzo Valier, rettore della città di Belluno, che dal 1404 apparteneva ai territori della Repubblica Veneta, presentò al consiglio cittadino il modello per innalzare un nuovo palazzo per honor et amplitation de questa citade, sul lato occidentale dell'odierna piazza Duomo. L'edificio era il cuore delle istituzioni civili della città e sede deputata per le riunioni del Consiglio fino alla caduta della Serenissima nel 1797.

Tra Quattrocento e Cinquecento

  • Matteo Cesa (Belluno, 1435/1440-1510/12) incarna perfettamente la polivalenza degli artisti bellunesi nell'età del Rinascimento. Egli fu capace di esprimersi con originalità sia in pittura sia nella scultura lignea, ambiti nei quali rivela l'attenzione con cui seppe aggiornarsi sulla produzione veneziana dei Vivarini nonché sui modelli padovani legati al magistero di Andrea Mantegna, come evidenzia il trittico qui esposto: sulla pedana del trono è presente un'iscrizione in latino, nello scomparto centrale, (OPVS MATEI) che ne certifica l'autografia.

Il Cinquecento

  • Nel XVI secolo i linguaggi artistici presenti nel territorio bellunese rivelano l'influenza della bottega del grande protagonista del secolo, Tiziano Vecellio, nato a Pieve di Cadore.

Pittura della Controriforma

  • Sullo scorcio del Cinquecento, una presenza significativa è quella di Jacopo Bassano, autore, intorno al 1570, del Martirio di San Lorenzo per la Cattedrale di Belluno e qui documentato da un’opera della bottega, che riprende un fortunato prototipo del maestro.

L'Età Barocca

  • Nella pinacoteca Giampiccoli, che costituisce il nucleo originario delle collezioni civiche, erano presenti anche alcuni esemplari scelti di pittura veneta fra Seicento e Settecento, quali, ad esempio, il bel Ritratto di giovane di Vittore Ghislandi detto Fra’ Galgario – forse parte di un dipinto più grande – che rivela le grandi doti dell’arte del maestro bergamasco.

Tra Seicento e Settecento

  • Il ritratto di Belluno a cavallo tra i due secoli.  Notevole per  ampiezza nella ripresa è La pianta prospettica di Domenico Falce, del 1690, realizzata in onore del rettore veneziano Antonio Boldù, del quale compare lo stemma.

Sebastiano e Marco Ricci

  • Come Sebastiano Ricci diede una svolta decisiva alla grande pittura decorativa e di storia, innovandola in chiave settecentesca e rococò, così il nipote Marco, anch'egli bellunese, trasformò la pittura di paesaggio, conducendola dai risalti chiaroscurali della stagione barocca a una dimensione libera, tersa e potremmo dire ‘meteorologica’ della natura.

Il Settecento

  • Sebastiano Ricci ebbe, insieme ad Antonio Pellegrini e Jacopo Amigoni, un ruolo decisivo per la trasformazione in chiave settecentesca della pittura veneta.

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Pagina pubblicata Giovedì, 01 Dicembre 2016 - Ultima modifica: Giovedì, 02 Febbraio 2017
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