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Ippolito Caffi

Ippolito Caffi è stato uno dei grandi innovatori della pittura di paesaggio italiana. A Belluno, dove nacque nel 1809, si proseguiva ancora la tradizione, ormai un poco stanca, di Marco Ricci e suoi eredi quali, ad esempio, Paolo de Filippi detto Betto, attivi ancora in pieno Ottocento.

Applicandosi sia alle vedute cittadine sia a quelle naturalistiche, egli seppe trasformare con effetti di luce e rese atmosferiche, un genere che, dopo Marco, Canaletto e Guardi, sembrava non avere più molto da dire. Artista reporter, fu un grande viaggiatore, in Italia, in Europa e in Oriente, e impegnato politicamente nella battaglia risorgimentale, più volte incarcerato e sottoposto ad esilio, lì morirà nell'affondamento dell’ammiraglia italiana nella battaglia di Lissa nel 1866. Durante i frequenti ritorni a Belluno, Caffi realizza disegni, schizzi e dipinti della sua terra natale. Pensate quasi come confessioni intime, liberamente costruite con macchie di colore, tali da avere suggerito confronti con la migliore pittura dell’Ottocento europeo e con Corot in particolare, le tele qui esposte erano forse concepite per una destinazione familiare.
Una voce differente, meritevole di essere riscoperta, è quella di Alessandro Seffer, che, partendo dalla maniera di Caffi, intreccia più ardite riprese grandangolari en plein air, come la Caccia sul greto del Piave, o scene che s’accostano a temi più aneddotici, quale il Concerto bandistico in piazza Campitello, del 1901.

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Pagina pubblicata Martedì, 24 Gennaio 2017 - Ultima modifica: Mercoledì, 01 Febbraio 2017
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