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Sculture

Nacque a Belluno uno dei più grandi  scultori e intagliatori di ogni tempo: di Andrea Brustolon, oltre all'album completo dei disegni - circa settantacinque fogli, molti dei quali preparatori per le opere note dell'artista - un documento unico sul metodo inventivo e di lavoro dello scultore, il Museo conserva anche tre bozzetti preparatori in terracotta che rivelano una grande sensibilità e naturalismo nella creazione plastica e possiedono ancora il guizzo della prima idea.

L'allegoria della Grazia fu realizzata per una serie di sculture lignee commissionate da Tiopo Piloni, rappresentato anche nel medaglione di profilo firmato e datato  1727. Il bozzetto con la Crocifissione, del 1728, è invece preparatorio per la pala oggi conservata nella chiesa di San Pietro ma già in quella dei Gesuiti a Belluno. Dalla chiesa di San Giuseppe proviene invece il bellissimo Crocifisso ligneo che documenta il virtuosismo tecnico cui Brustolon portò la tecnica dell'intaglio e che ebbe nel territorio numerosi seguaci, come il frate cappuccino Francesco Dalla Dia.

La tradizione dell'intaglio del legno a Belluno ebbe nell'Ottocento un altro grande esponente: Valentino Panciera Besarel. Proveniente da una famiglia di intagliatori della Val di Zoldo, riuscì a frequentare dal 1853 al 1855 l'Accademia di Belle Arti a Venezia. Ponendosi quale erede dell'arte di Andrea Brustolon, del quale nel 1869 realizzò come omaggio un intenso Busto ideale, Valentino divenne uno scultore e un mobiliere di straordinario successo: virtuoso dell'intaglio, dalla sua bottega a San Barnaba a Venezia, spediva cornici e consoles in ogni parte di Europa compresa la casa reale dei Savoia, per la quale creò opere destinate al Palazzo del Quirinale a Roma. Anche qui, modelli preparatori in creta come gli Evangelisti per la cattedrale e gli angeli impiegati nel tabernacolo della chiesa di San Rocco, poi riuniti in un unico espositore pensato per essere donato al Museo Civico di Belluno nel 1895; il San Daniele e il San Giovanni Battista, preparatori per le sculture del santuario di Santa Maria delle Grazie ad Este; ma anche bassorilievi come quello della grande pala lignea con la Crocifissione per la parrocchiale di Vigo di Cadore, che presentò riscuotendo grande successo all'Esposizione universale di Parigi del 1867. Prova autonoma è il Ritratto della piccola De Col Tana, realizzata nel 1857 a terracruda grassa. La figlia Caterina Panciera (detta "Ninetta"), soprattutto dopo che il padre perse quattro dita della mano destra, tranciate con una sega circolare in un incidente sul lavoro nel 1885, divenne nel corso degli anni sempre più attiva nell'atelier di famiglia. Peri i ritratti dei genitori, Caterina adotta un realismo sorvegliato e privo di retorica, quasi dimesso, ma proprio per questo assai intimo e affettuoso.

Nel corso di tutto l'Ottocento la Municipalità Cittadina rappresentò per l'arte una grande promotrice di commissioni pubbliche, volte per lo più a celebrare i protagonisti della cultura e della politica bellunesi, così come, dopo l'Unità d'Italia, della storia patria. Accanto a Valentino Panciera Besarel svolgono la propria attività altri importanti scultori. Un contributo importante viene fornito da Luigi Borro, nativo di Ceneda ma introdotto nell'ambiente artistico veneziano dal bellunese Giovanni Demin, Dotato di uno straordinario talento e di abilità tecniche fuori dal comune, Borro è l'autore del busto di Dante collocato in città sopra Porta Reniera, nonchè di un intenso Ritratto di Ippolito Caffi, realizzato dopo la morte dell'amico nelle acque di Lissa su sollecitazione di un gruppo di cittadini. Nel 1864 la città commissiona allo scultore il Ritratto di Tommaso Antonio Catullo, celebre geologo e zoologo bellunese, opera di un naturalismo espressivo e antiretorico che si pone tra le migliori creazioni della scultura veneta dell'Ottocento e scardina consuetudini accademiche. Nell'ambito della ritrattistica locale, si distingue anche Giovanni Giacomini, autore, sempre su commissione del Comune di Belluno, dei ritratti di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi, risolti con un tono familiare e realistico. Per monumenti più ufficiali, gli sarà però spesso preferito Girolamo Bortotti, che infatti realizzerà il monumento a Vittorio Emanuele II per il Municipio cittadino, di cui il museo possiede il bozzetto in terracotta.

Pagina pubblicata Giovedì, 02 Febbraio 2017
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