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Collezione Zambelli

I pezzi della collezione sono stati donati nel gennaio del 1994 al Museo di Belluno dal professor Enrico Zambelli per volontà sua e della moglie Luciana Perale, scomparsa due anni prima. Il fondo comprende numerosi oggetti, tra cui mobili, arazzi, tappeti e porcellane, assieme a stampe, disegni, fotografie, dipinti, vetri e altro ancora.

Di particolare interesse il mobilio. Tra i pezzi più significativi, del Settecento, sono un bureau in legno di carrubo, manifattura veneziana, e una rara scrivania in radica di noce, produzione emiliana della prima metà del secolo. Intorno al 1750 si data invece la porta lignea dipinta con scene pastorali e cornici mistilinee, di ambito veneto. Alle pareti sono alcuni dipinti di scuola veneta databili tra XVII e XVIII secolo.
L'eccellenza della sala è tuttavia costituita dalla cospicua collezione di porcellane, nella quale è rappresentata la produzione di tutte le principali manifatture italiane ed europee attive a partire dal Settecento, assieme ad alcuni esemplari provenienti dalla Cina e dal Giappone. Tra le manifatture italiane particolare rilievo ebbero quelle situate a Venezia. La più antica fu quella di Giovanni Vezzi, attiva tra 1720 e 1727, di cui il museo possiede una rara coppetta con decorazione floreale e motivi a rilievo. Seguì quella fondata nel 1761 dal profugo sassone Nathaniel Friedrich Hewelcke, dalla quale proviene una piccola teiera con corpo sferoidale e motivi floreali, ispirata a modelli cinesi. L'apogeo della produzione veneziana coincise tuttavia con la venuta in città dell'imprenditore modenese Geminiano Cozzi. Attiva tra 1765 e 1812, la sua manifattura si distinse per la prolificità e per la varietà di motivi adottati (cineserie, paesaggi, composizioni figurative, floreali e geometriche). Numerose sono anche le statuette, singole e a gruppi. Tra quelle possedute dal museo si segnala quella policroma raffigurante una fanciulla orientale, detta anche pagò (dal veneziano pagodo, divinità cinese). Principale antagonista dell'impresa Cozzi fu quella avviata nel 1762 da Giovanni Battista Antonibon con sede a Nove (Vicenza).
Caratterizzata da un'ottima qualità artistica e dei materiali, il repertorio figurativo coincide talvolta con quello del rivale, come mostrano ad esempio i motivi a catenella e a ponticello, comuni ad entrambe le fabbriche.

Tra quelle europee bisogna invece ricordare le produzioni francesi (preziosa è la lattiera eseguita a Sèvres con fregi dorati e volatile, firmata e datata 1773), austriache e tedesche. Proprio in Germania nacque la prima manifattura europea di porcellana su ampia scala. Situata a Meissen (Dresda), essa iniziò la sua produzione nel 1710 e sin da subito privilegiò motivi di stampo orientale, scene naturalistiche e paesaggi, come ben dimostrano gli stessi esemplari qui esposti.

Il palazzo: Mentre il soffitto, con la decorazione a stucco, e il pavimento con l’assimetrica voluta rocaille, spettano alla ristrutturazione settecentesca del palazzo, ottocentesca è la decorazione pittorica delle pareti, datata 1859 e da ricondurre verosimilmente a Giuseppe Sommavilla.

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Pagina pubblicata Giovedì, 15 Dicembre 2016 - Ultima modifica: Venerdì, 03 Febbraio 2017
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